Cari amici e colleghi,sappiamo tutti quanto può essere intensa e totalizzante la vita di un consulente legale, vero? Tra scadenze incalzanti, udienze che si accavallano e la costante pressione di offrire il massimo ai nostri clienti, ci si ritrova spesso a sacrificare il proprio benessere per la professione.
L’immagine dell’avvocato stakanovista che lavora fino a tarda notte è ancora molto diffusa, ma ormai sappiamo bene che questa mentalità può portare a stress cronico e, nel peggiore dei casi, al temuto burnout.
Dalla mia esperienza e osservando le tendenze recenti, mi sono resa conto che la nuova generazione di professionisti legali, i Millennial e soprattutto la Gen Z, sta portando una ventata di cambiamento, chiedendo a gran voce maggiore flessibilità, smart working e una migliore qualità della vita professionale.
Non è più un miraggio, ma una necessità impellente trovare quel prezioso equilibrio tra carriera e vita privata. Non si tratta solo di produttività, ma della nostra salute mentale e fisica, della possibilità di coltivare passioni, di dedicare tempo alla famiglia e agli amici, insomma, di vivere una vita piena e appagante.
Ma come si fa a gestire tutto questo senza sentirsi schiacciati? Come si possono conciliare le esigenze di uno studio legale moderno con il desiderio di non perdere pezzi importanti della propria vita?
Non è facile, lo ammetto, e anch’io ho imparato molto sul campo, tra alti e bassi. In questo articolo, vi mostrerò come possiamo affrontare queste sfide e trovare strategie concrete per un equilibrio che sia davvero sostenibile.
Scopriamolo insieme nel dettaglio qui sotto!
Riscoprire il Valore del Tempo: Non Solo Scadenze, Ma Vita Vera

Da quando ho iniziato la mia carriera, come molti di voi, ho creduto fermamente che per avere successo nel mondo legale fosse indispensabile dedicare ogni ora della mia giornata, e spesso anche della notte, alla professione.
L’immagine dell’avvocato stakanovista, sempre al telefono, con la cartella sotto braccio anche in ferie, era il mio idolo. Ho inseguito questa chimera per anni, sacrificando amicizie, hobby e persino il sonno, convinta che fosse l’unica via per essere considerata “brava” o “dedicata”.
Ma sapete cosa? Dopo anni passati a correre senza fiato, mi sono ritrovata esausta, demotivata e con la sensazione di aver perso pezzi importanti di me.
Ho capito che la vera bravura non sta nel numero di ore passate in ufficio, ma nell’efficacia e nella qualità del lavoro svolto in un tempo ragionevole.
La svolta è arrivata quando ho iniziato a trattare il mio tempo non come una risorsa illimitata da svendere, ma come un bene prezioso da gestire con cura e intelligenza.
Non si tratta di lavorare meno, ma di lavorare meglio, di dare il giusto peso a ogni attività, distinguendo l’urgente dall’importante. Questo cambio di prospettiva mi ha permesso non solo di essere più performante professionalmente, ma anche di ritrovare un equilibrio che credevo irraggiungibile.
La Mia Rivoluzione Personale: Dal Burnout alla Serenità
Ricordo ancora vividamente il periodo in cui ero sull’orlo del burnout. Le notti insonni, l’ansia costante, la sensazione di non essere mai abbastanza.
Ero arrivata al punto in cui ogni telefonata, ogni email, ogni nuova pratica mi sembravano un peso insostenibile. È stato un campanello d’allarme fortissimo che mi ha spinto a fermarmi e a riconsiderare tutto.
Ho iniziato a pormi delle domande difficili: cosa voglio davvero dalla mia vita? Questo stile di vita mi rende felice? La risposta era un sonoro “no”.
Da lì è partita la mia personale rivoluzione. Ho iniziato a delineare confini più netti tra lavoro e vita privata, a programmare delle pause e a dedicarmi ad attività che mi ricaricavano davvero, come la pittura e lunghe passeggiate sui colli toscani.
Non è stato facile all’inizio, le abitudini sono dure a morire, ma la sensazione di recuperare il controllo della mia vita è stata impagabile. Ho scoperto che staccare la spina non significa essere meno professionista, ma anzi, permette di tornare al lavoro con maggiore lucidità, creatività ed energia.
Pianificazione Strategica: Non Solo Calendario, Ma Priorità
La pianificazione è stata la mia salvezza, ma non parlo della solita agenda fitta di appuntamenti. Mi riferisco a una pianificazione strategica che mette al centro le mie priorità, sia professionali che personali.
Ho imparato a distinguere tra le attività che generano vero valore e quelle che sono solo rumore di fondo. Ogni settimana, dedico del tempo a impostare gli obiettivi principali e a organizzare il mio calendario di conseguenza.
In questo modo, posso assicurarmi di dedicare tempo alle attività più critiche per i miei clienti e per la mia crescita, senza dimenticare gli impegni che mi permettono di mantenere la mia vita privata ricca e appagante.
Utilizzo tecniche come la matrice di Eisenhower per categorizzare i compiti e mi sono abituata a dire “no” a richieste che non si allineano con le mie priorità, un’abilità che, credetemi, è difficile da acquisire ma incredibilmente liberatoria.
Tecnologia Amica: Strumenti per una Produttività Consapevole
Nell’era digitale, non possiamo più pensare di affrontare la professione legale con strumenti antiquati. Ho visto colleghi lottare con montagne di documenti cartacei, perdere ore a cercare informazioni in archivi polverosi o a rispondere a email lunghissime che avrebbero potuto essere risolte con una rapida chiamata.
La tecnologia, se usata con intelligenza, non è una distrazione, ma un alleato potentissimo per ottimizzare il nostro tempo e ridurre lo stress. Non parlo di adottare ogni nuova app che esce sul mercato, ma di scegliere quegli strumenti che si integrano davvero bene nel nostro flusso di lavoro e che ci permettono di fare di più, e meglio, con meno sforzo.
Da quando ho iniziato a esplorare e implementare soluzioni tecnologiche mirate nel mio studio, ho notato un miglioramento esponenziale nella gestione dei fascicoli, nella comunicazione con i clienti e persino nella mia capacità di delegare.
La chiave è capire quali sono i punti dolenti della nostra giornata lavorativa e cercare la soluzione tecnologica più adatta a risolverli, senza aver paura di cambiare le vecchie abitudini.
Dall’Archivio Cartaceo al Cloud: Efficienza a Portata di Click
Un tempo, il mio ufficio era invaso da scartoffie, fascicoli e faldoni che occupavano ogni centimetro quadrato disponibile. Cercare un documento specifico era un’impresa degna di Indiana Jones, e l’idea di dover lavorare da casa mi sembrava impossibile.
Poi ho scoperto il potere del cloud. Ho investito tempo e risorse nella digitalizzazione del mio archivio e nell’adozione di software di gestione documentale basati su cloud, come *LegalDesk* o *StudioPro* (nomi di fantasia per darvi un’idea, ci sono tante ottime soluzioni sul mercato italiano!).
Da quel momento, tutto è cambiato. Ora posso accedere a qualsiasi documento, in qualsiasi momento e da qualsiasi dispositivo, con un semplice click. Questo non solo ha liberato spazio fisico in ufficio, ma ha anche eliminato lo stress di dover essere fisicamente presente per recuperare informazioni.
Posso rivedere un contratto dal mio tablet mentre sono in treno o preparare una pratica importante dalla mia casa in montagna, senza sentirmi in colpa o in ritardo.
Comunicazione Smart: Meno Email, Più Efficacia
Siamo ondate da un flusso incessante di email, alcune necessarie, molte altre meno. Ricordo giornate passate a rispondere a decine di messaggi, perdendo il filo del discorso e la concentrazione.
Ho imparato che la comunicazione efficace non è solo una questione di cosa si dice, ma anche di come e dove lo si dice. Ho iniziato a incoraggiare l’uso di piattaforme di messaggistica istantanea per comunicazioni rapide interne al team e per aggiornamenti veloci con i clienti su progetti specifici.
Per discussioni più complesse, prediligo le videochiamate, che permettono un confronto più diretto e umano rispetto a uno scambio di email senza fine.
Questo approccio “smart” alla comunicazione ha ridotto drasticamente il volume di email nella mia casella di posta, liberando tempo prezioso che posso dedicare a compiti che richiedono maggiore concentrazione e analisi.
L’Arte di Delegare: Condividere il Carico per Crescere Insieme
Ah, la delega! Quante volte ci siamo detti “faccio prima a farlo io” e poi ci siamo ritrovati sommersi dal lavoro? Delegare non è un segno di debolezza o di pigrizia, ma un’arte, una competenza fondamentale per chiunque voglia gestire efficacemente un team e, soprattutto, la propria energia.
Per anni, ho avuto la tendenza a tenere tutto sotto il mio controllo, convinta che solo io potessi svolgere determinate mansioni con la precisione e l’attenzione necessarie.
Questo approccio, però, mi ha portato a un sovraccarico di lavoro e ha impedito ai miei collaboratori di crescere e di assumere maggiori responsabilità.
Quando ho finalmente imparato a fidarmi del mio team e a distribuire i compiti in modo più equo e intelligente, ho scoperto un potenziale inespresso. Non solo ho alleggerito il mio carico, ma ho anche motivato i miei colleghi, dando loro l’opportunità di imparare e di contribuire in modo più significativo al successo dello studio.
Delegare con saggezza significa anche investire nel proprio team, fornendo la formazione e il supporto necessari.
Costruire una Squadra Forte: Fiducia e Responsabilità
La delega funziona solo se si ha un team di cui ci si può fidare. Ho dedicato molto tempo a costruire un rapporto di fiducia con i miei collaboratori, creando un ambiente dove ognuno si sente valorizzato e responsabile.
Questo significa essere chiari sugli obiettivi, fornire feedback costruttivi e, soprattutto, dare l’autonomia necessaria affinché possano svolgere i loro compiti al meglio.
Non si tratta di scaricare il lavoro, ma di affidare porzioni di progetto che siano stimolanti e che permettano ai singoli di mettere in pratica le loro competenze e di svilupparne di nuove.
Per esempio, ho un giovane avvocato nel mio studio che ha una particolare predilezione per la ricerca giurisprudenziale. Invece di fare tutto da sola, ora affido a lui le ricerche più complesse, sapendo che le svolgerà con precisione e passione, portando risultati eccellenti e allo stesso tempo crescendo professionalmente.
Superare la Paura del Controllo: Lasciare Andare per Guadagnare
Una delle sfide più grandi nella delega è superare la paura di perdere il controllo. È una sensazione comune, soprattutto per i professionisti che sono abituati a gestire ogni dettaglio.
Ma ho imparato che lasciare andare non significa perdere, ma guadagnare: tempo, energia, fiducia e crescita del team. Ho adottato un approccio che chiamo “controllo di processo, non di micro-gestione”.
Invece di controllare ogni passaggio, mi concentro sul definire chiaramente gli obiettivi, le scadenze e gli standard di qualità. Poi, lascio al mio team la libertà di trovare la migliore strada per raggiungere quei risultati.
Naturalmente, sono sempre disponibile per supporto e chiarimenti, ma evito di intromettermi nelle loro modalità di lavoro. Questo ha creato un ambiente di maggiore autonomia e responsabilità, dove ognuno si sente parte attiva del progetto e non un semplice esecutore.
Confini Chiari: Imparare a Dire “No” Senza Sentirsi in Colpa
Quante volte vi siete ritrovati a dire di sì a un nuovo incarico, a una riunione improvvisa o a una richiesta fuori orario, solo per paura di sembrare poco disponibili o di deludere qualcuno?
Io l’ho fatto innumerevoli volte, e ogni “sì” di troppo mi costava caro in termini di stress e tempo sottratto alla mia vita privata. Imparare a dire “no” in modo assertivo e professionale è una delle competenze più liberatorie e potenti che ho acquisito.
Non significa essere scortesi o non collaborativi, ma stabilire confini chiari per proteggere il proprio tempo, la propria energia e la propria salute mentale.
All’inizio è difficile, ci si sente in colpa, si teme di perdere opportunità. Ma con il tempo, ho scoperto che stabilire questi limiti non solo mi ha reso più efficace nel mio lavoro, ma ha anche aumentato il rispetto dei colleghi e dei clienti nei miei confronti.
Dire “no” a ciò che non è essenziale significa dire “sì” a ciò che è veramente importante per noi.
Definire i Propri Limiti: Professionale e Personale
La prima cosa è definire quali sono i vostri limiti. Questo richiede una profonda auto-riflessione. Fino a che ora siete disposti a lavorare?
Quanti incarichi potete realisticamente gestire contemporaneamente senza sacrificare la qualità o il vostro benessere? Quali sono le vostre priorità personali che non volete assolutamente compromettere?
Per me, ad esempio, è diventato sacro il tempo della cena con la mia famiglia e l’ora dedicata alla lettura prima di dormire. Una volta definiti questi limiti, è cruciale comunicarli in modo chiaro e coerente.
Con i clienti, questo può significare stabilire fin dall’inizio gli orari di reperibilità e le tempistiche di risposta. Con i colleghi, può voler dire stabilire che oltre una certa ora le comunicazioni urgenti devono essere segnalate come tali, altrimenti possono attendere il mattino successivo.
Questo non solo vi protegge, ma educa anche gli altri a rispettare il vostro spazio.
Il Diritto alla Disconnessione: Perché è Fondamentale

In un mondo sempre connesso, il diritto alla disconnessione è diventato più che mai un pilastro fondamentale per il benessere dei professionisti. Non è un privilegio, ma una necessità per preservare la nostra salute mentale e fisica.
Ho sperimentato sulla mia pelle quanto sia deleterio essere costantemente “on”, con lo smartphone sempre in mano, pronto a rispondere a ogni notifica.
Questo stato di allerta permanente impedisce alla mente di rilassarsi e di rigenerarsi. Per questo, ho stabilito regole ferree per me stessa: dopo una certa ora, le notifiche di lavoro sono disattivate, lo smartphone viene lasciato in un’altra stanza durante la cena e il weekend è sacrosanto, salvo rare e vere urgenze.
Questo mi permette di staccare davvero, di dedicarmi alle mie passioni, alla famiglia e agli amici, e di tornare al lavoro il lunedì mattina con la mente fresca e ricaricata.
È un investimento sulla propria salute che ripaga immensamente in termini di produttività e qualità della vita.
Investire nel Benessere: Mente Sana in un Corpo Sano
Non possiamo aspettarci di essere brillanti, creativi ed efficienti nel nostro lavoro se trascuriamo il nostro benessere fisico e mentale. È come pretendere che un’auto da corsa vinca senza fare rifornimento o manutenzione.
Per anni ho trattato il mio corpo e la mia mente come macchine inesauribili, spingendomi oltre ogni limite, convinta che il successo professionale fosse l’unica metrica di valore.
Ma la verità è che il benessere non è un lusso, è la fondazione su cui si costruiscono una carriera duratura e una vita appagante. Ho imparato che dedicare tempo alla cura di sé non è tempo perso, ma un investimento cruciale che mi rende una professionista migliore e una persona più felice.
Dal momento in cui ho iniziato a dare priorità a questi aspetti, ho notato un netto miglioramento nella mia capacità di gestire lo stress, di prendere decisioni e di mantenere la concentrazione anche nelle situazioni più complesse.
È un circolo virtuoso: più sto bene, meglio lavoro; più lavoro bene, più sono soddisfatta.
Routine di Autocura: Non un Lusso, Ma una Necessità
Ho sviluppato una serie di routine di autocura che sono diventate non negoziabili nella mia giornata. Non sono rituali complicati, ma piccoli gesti che mi permettono di mantenere l’equilibrio.
Ad esempio, ogni mattina, prima di iniziare a lavorare, dedico 15-20 minuti a esercizi di stretching leggero o a una breve sessione di yoga. Questo mi aiuta a risvegliare il corpo e a schiarire la mente.
Durante la giornata, mi assicuro di fare delle brevi pause per alzarmi dalla scrivania, sgranchire le gambe e fare qualche respiro profondo. Inoltre, ho scoperto il valore di una buona alimentazione e di una sufficiente idratazione: sembra banale, ma fa un’enorme differenza sui livelli di energia e sulla capacità di concentrazione.
Non è sempre facile rispettare queste routine, lo ammetto, specialmente quando le scadenze incalzano, ma mi sforzo di farlo perché so che è l’unico modo per essere al 100% per i miei clienti e per me stessa.
L’Importanza delle Passioni Extra-Lavorative: Ricaricare le Energie
Le passioni extra-lavorative sono la nostra valvola di sfogo, il carburante che ci permette di ricaricare le batterie e di staccare la spina dalle preoccupazioni professionali.
Per me, ad esempio, è la pittura. Quando mi immergo nei colori e nelle forme, il mondo legale scompare completamente dalla mia mente. C’è chi trova rifugio nella musica, nello sport, nel giardinaggio o nel volontariato.
Non importa quale sia la vostra passione, l’importante è che ne abbiate una e che le dedichiate del tempo regolarmente. Queste attività non solo ci permettono di sviluppare nuove competenze e prospettive, ma ci ricordano anche che siamo persone complete, con interessi e identità che vanno ben oltre la nostra professione.
Ho notato che quando dedico tempo alle mie passioni, torno al lavoro con una mente più fresca, nuove idee e una rinnovata energia.
Il Futuro della Professione Legale: Flessibilità e Valori Condivisi
Il mondo sta cambiando a una velocità incredibile, e con esso anche il modo di concepire il lavoro. La professione legale non può rimanere ancorata a modelli del passato.
La pandemia, seppur con tutte le sue difficoltà, ci ha insegnato l’importanza della flessibilità e ha accelerato l’adozione di modalità di lavoro più agili.
La nuova generazione di avvocati, come i Millennial e la Gen Z, non cerca solo uno stipendio, ma un ambiente di lavoro che valorizzi il loro benessere, offra opportunità di crescita e sia in linea con i loro valori.
Questo significa che gli studi legali che vogliono attrarre e trattenere i migliori talenti dovranno necessariamente ripensare le proprie strutture e la propria cultura aziendale.
Non si tratta più solo di offrire benefits materiali, ma di creare un ecosistema dove il professionista possa sentirsi realizzato sia a livello lavorativo che personale.
Sono convinta che questo sia un cambiamento non solo auspicabile, ma inevitabile, e che porterà benefici a tutti.
Smart Working: Una Realtà da Abbracciare con Intelligenza
Lo smart working, o lavoro agile, non è una semplice moda passeggera, ma una modalità di lavoro che, se ben implementata, può portare enormi vantaggi in termini di produttività, benessere dei dipendenti e sostenibilità ambientale.
Durante il lockdown, molti di noi sono stati costretti a sperimentarlo e, nonostante le difficoltà iniziali, abbiamo scoperto che è possibile essere efficienti anche al di fuori dell’ufficio tradizionale.
Tuttavia, lo smart working non è sinonimo di “lavoro da casa in pigiama”. Richiede disciplina, strumenti adeguati e una chiara definizione degli obiettivi.
Nel mio studio, abbiamo adottato un modello ibrido che ci permette di alternare giorni in presenza e giorni da remoto. Questo offre ai miei collaboratori la flessibilità di gestire meglio la loro vita personale, riducendo lo stress legato al pendolarismo e permettendo loro di concentrarsi sul lavoro in un ambiente più confortevole.
Verso Studi Legali a Misura d’Uomo: Un Nuovo Modello
Il modello tradizionale dello studio legale, con le sue rigide gerarchie e la cultura del “sempre presente”, sta lentamente lasciando il passo a una visione più moderna e inclusiva.
Il futuro è negli studi legali a misura d’uomo, che mettono al centro il benessere dei loro professionisti. Questo significa promuovere una cultura che valorizzi l’equilibrio vita-lavoro, offra opportunità di crescita personalizzate, investa nella formazione continua e, soprattutto, favorisca un ambiente di collaborazione e supporto reciproco.
Molti studi innovativi in Italia stanno già adottando queste pratiche, offrendo ad esempio percorsi di mentorship, programmi di benessere aziendale e politiche di congedo parentale flessibili.
| Strategia per l’Equilibrio | Benefici Principali | Consigli Pratici |
|---|---|---|
| Pianificazione Strategica del Tempo | Maggiore controllo sulle proprie giornate, riduzione dello stress, miglioramento della produttività. | Usa la matrice di Eisenhower, pianifica la settimana la domenica sera, blocca il tempo per attività personali. |
| Adozione di Strumenti Tecnologici | Efficienza operativa, accesso remoto ai documenti, riduzione delle attività manuali. | Investi in software di gestione documentale cloud, piattaforme di comunicazione integrate, strumenti per la firma digitale. |
| Delegazione Efficace | Distribuzione equa del carico di lavoro, crescita del team, focus su compiti a maggiore valore. | Fidati del tuo team, definisci obiettivi chiari, fornisci formazione e feedback, supervisiona il processo non il micro-dettaglio. |
| Definizione di Confini Chiari | Protezione del tempo personale, riduzione del burnout, rispetto da parte di clienti e colleghi. | Stabilisci orari di reperibilità, impara a dire “no” in modo assertivo, disconnettiti dopo l’orario di lavoro. |
| Investimento nel Benessere Personale | Migliore salute fisica e mentale, maggiore energia, resilienza allo stress, creatività. | Integra routine di autocura (es. esercizio fisico, meditazione), dedica tempo alle tue passioni, cura l’alimentazione e il sonno. |
Per Concludere
Cari amici, spero che le mie esperienze e i miei consigli su come riscoprire il valore del tempo nella nostra frenetica professione legale vi siano stati d’aiuto. Ricordate, il successo non si misura solo dalle cause vinte o dalle ore passate in ufficio, ma dalla qualità della vita che riusciamo a costruirci, mantenendo intatta la nostra passione e il nostro benessere. È un percorso, non una destinazione, e ogni piccolo passo verso un equilibrio più sano è una vittoria che vale la pena celebrare. Non abbiate paura di ridefinire le vostre priorità e di difendere il vostro tempo prezioso. In fondo, la nostra energia più grande siamo noi stessi, e prendercene cura è il primo, fondamentale passo per essere professionisti eccezionali e persone felici. Fate questo investimento su voi stessi, non ve ne pentirete!
Informazioni Utili da Sapere
1. Formazione Continua sull’Efficienza: Il mondo del lavoro è in costante evoluzione. Investite regolarmente in corsi o seminari su gestione del tempo, intelligenza emotiva e strategie di produttività. Esistono piattaforme online e associazioni professionali che offrono risorse eccellenti anche in Italia.
2. Esplorare Nuovi Strumenti Digitali: Non abbiate timore di sperimentare con software e app che promettono di semplificare il vostro lavoro. Dagli strumenti di gestione dei progetti (come Asana o Trello, molto usati anche qui) ai servizi di cloud storage più avanzati, le opzioni sono tantissime e possono davvero fare la differenza.
3. Costruire una Rete di Supporto: Nessuno di noi è un’isola. Coltivate relazioni con colleghi, mentori e persino altri professionisti di settori diversi. Uno scambio di idee o un semplice confronto possono offrire nuove prospettive e un valido aiuto nei momenti di difficoltà.
4. Apprendere l’Arte della Negoziazione (anche con sé stessi): Imparare a negoziare non è solo una skill legale, ma una competenza di vita. Negoziate con i clienti sulle scadenze realistiche, con i colleghi sulla ripartizione del carico, e soprattutto con voi stessi sul tempo da dedicare al riposo e alle passioni.
5. Dare Spazio alle Proprie Passioni: Che sia cucinare, fare sport, leggere o dedicarsi al volontariato, avere interessi al di fuori del lavoro è vitale. Queste attività ci aiutano a staccare la spina, a ricaricare le energie mentali e a mantenere una prospettiva più ampia sulla vita.
Punti Chiave Riassunti
In sintesi, il percorso verso una professione legale più equilibrata e appagante si basa su pilastri fondamentali che ho imparato a valorizzare nel tempo. Primo fra tutti, la gestione consapevole del tempo, che va oltre la semplice pianificazione e si concentra sulla distinzione tra ciò che è urgente e ciò che è veramente importante, imparando a dire “no” quando necessario. In secondo luogo, l’integrazione intelligente della tecnologia non come distrazione, ma come alleata preziosa per ottimizzare i processi e liberare risorse preziose. Terzo, la maestria nell’arte di delegare, che non solo alleggerisce il nostro carico di lavoro, ma promuove la crescita e la fiducia all’interno del team. Quarto, l’affermazione di confini chiari tra vita professionale e personale, un diritto alla disconnessione che tutela la nostra salute mentale. Infine, un investimento costante nel benessere personale, che include sia routine di autocura che la coltivazione di passioni extra-lavorative, essenziali per ricaricare le energie. Abbracciare questi principi non significa lavorare meno, ma lavorare meglio, con maggiore soddisfazione e serenità, proiettandoci verso un futuro della professione legale più umano e sostenibile.
Domande Frequenti (FAQ) 📖
D: Come possiamo davvero rompere con la cultura dello “stacanovismo” che sembra ancora dominare il mondo legale italiano?
R: Ah, la cultura dello “stacanovismo”, una vecchia conoscenza che, diciamocelo, ci ha un po’ logorato negli anni! Personalmente, ho sentito sulla mia pelle quanto sia difficile liberarsi dall’idea che “più ore lavori, più sei bravo”.
Ma guardando le nuove generazioni di avvocati, e parlo di quei giovani brillanti che entrano negli studi legali con una chiara visione del proprio benessere, capisco che il cambiamento è non solo possibile, ma necessario.
Innanzitutto, dobbiamo iniziare a cambiare la nostra mentalità, una persona alla volta. Ho imparato che non è solo una questione di “fare di meno”, ma di “fare meglio” e con maggiore consapevolezza.
Significa valorizzare l’efficienza rispetto al semplice monte ore. Un avvocato riposato, motivato e con una vita equilibrata è un professionista più lucido, creativo e, in definitiva, più produttivo e meno incline al burnout.
Ricordo una volta, quando mi sono ritrovata a lavorare per giorni interi senza sosta su un caso complesso, e gli errori, pur piccoli, hanno iniziato a moltiplicarsi.
Ho capito che la qualità del mio lavoro ne risentiva terribilmente. Dobbiamo anche incoraggiare un dialogo aperto all’interno degli studi. I managing partner, i soci, hanno una responsabilità enorme in questo.
Non si tratta di “fare la morale”, ma di mostrare con l’esempio che prendersi cura di sé è un investimento, non una debolezza. Penso ai primi passi fatti da alcuni studi italiani che stanno introducendo forme di welfare aziendale o programmi di supporto psicologico, segnali piccoli ma importanti che mi fanno ben sperare.
È un percorso lungo, ma se cominciamo a vedere il benessere come parte integrante della performance, credo che l’avvocatura italiana possa davvero evolvere.
D: Lo smart working è una soluzione concreta per gli avvocati italiani o presenta ancora troppe criticità nel nostro settore?
R: Lo smart working, o come preferiamo chiamarlo in Italia, il “lavoro agile”, è un argomento che mi sta particolarmente a cuore! Durante la pandemia abbiamo scoperto, a volte con un po’ di fatica lo ammetto, che lavorare da remoto non solo è possibile, ma può portare tanti benefici.
Ho visto studi legali che prima erano scettici trasformarsi in veri e propri ecosistemi digitali, con software gestionali in cloud e strumenti per le videoconferenze che hanno reso il lavoro da casa o da altri luoghi davvero efficace.
Questo ha permesso a molti di noi di gestire meglio la famiglia, di risparmiare tempo prezioso nel traffico cittadino (pensate a Milano o Roma all’ora di punta!) e di ritrovare un po’ di autonomia.
È un’opportunità fantastica per quel famoso work-life balance di cui parliamo. Tuttavia, dalla mia esperienza e anche da quello che ho raccolto parlando con tanti colleghi, lo smart working non è una bacchetta magica e porta con sé anche delle criticità, specialmente nel nostro settore.
C’è il rischio di quella che chiamiamo “iperconnessione” o “time-porosity”. Avete presente quella sensazione di non staccare mai, con e-mail che arrivano a tutte le ore e la tentazione di controllare il telefono anche a cena?
Questo può vanificare i benefici della flessibilità e portare a un burnout ancora più subdolo. Un altro aspetto è la socializzazione e il team building.
Se non gestito bene, lo smart working può portare all’isolamento, soprattutto per i giovani avvocati che hanno bisogno di confrontarsi e imparare dai colleghi più esperti.
La chiave, secondo me, sta nel trovare un equilibrio intelligente: non un lavoro totalmente da remoto, ma un modello ibrido che combini la flessibilità con momenti di presenza in studio per favorire la collaborazione, la formazione e, non da ultimo, il senso di appartenenza.
Ho notato che gli studi che riescono a bilanciare queste due esigenze sono quelli che ottengono i migliori risultati, sia in termini di produttività che di benessere dei collaboratori.
D: Quali strategie pratiche posso adottare fin da subito per migliorare il mio equilibrio tra vita professionale e personale, senza compromettere la carriera?
R: Ottima domanda! So bene che, mentre parliamo di grandi cambiamenti, poi la vera sfida è capire “cosa posso fare io, qui e ora?”. Ho provato tante cose negli anni, e ho scoperto che i piccoli passi, se costanti, fanno una differenza enorme.
La prima cosa, che ho imparato a mie spese, è imparare a dire di no. Non a tutto, ovviamente, ma a ciò che va oltre i nostri limiti e la nostra capacità.
All’inizio è difficile, ci si sente in colpa, ma impostare confini chiari è fondamentale per proteggere il proprio tempo e la propria energia. Ho iniziato a valutare attentamente ogni richiesta extra, chiedendomi: “È davvero un’urgenza?
Ho le risorse per gestirla senza sacrificare il mio benessere?”. Spesso la risposta era no, e con un po’ di pratica, dire di no è diventato più facile.
Poi, la gestione del tempo è cruciale. Non intendo riempire l’agenda di impegni, ma organizzarla con intelligenza. Uso la tecnica del “blocco di tempo”: dedico fasce orarie specifiche a compiti importanti che richiedono concentrazione profonda, proteggendole da interruzioni.
E, attenzione, programmo anche il tempo libero! Sì, avete capito bene. Un’uscita con gli amici, una lezione di yoga, una passeggiata al parco: questi appuntamenti sono sacri come un’udienza.
Personalmente, ho riscoperto la passione per il giardinaggio nel mio piccolo balcone; quei 30 minuti al giorno di terra e piante sono diventati il mio antidoto allo stress.
Infine, investite nel vostro benessere mentale e fisico. Questo non è un lusso, ma una necessità per un professionista legale. Significa fare attività fisica (anche solo una camminata veloce di 30 minuti al giorno fa miracoli!), mangiare bene e cercare di dormire a sufficienza.
E non abbiate paura di chiedere aiuto se sentite che lo stress sta diventando troppo. Ci sono sportelli d’ascolto e professionisti specializzati, come quelli che il Consiglio dell’Ordine di Padova ha attivato, proprio per aiutarci a prevenire il burnout.
Ho capito che prendermi cura di me stessa non mi rende meno avvocato, anzi, mi rende un avvocato migliore, più resiliente e pronta ad affrontare qualsiasi sfida.
Non aspettate che sia troppo tardi, cari colleghi, il vostro benessere è il vostro asset più prezioso!






